Lo split payment (scissione dei pagamenti) è un particolare meccanismo di liquidazione dell’Iva in base al quale il fornitore indica in fattura l’Iva ma non la incassa perché è l’acquirente a pagarla direttamente all’Erario.

Lo split payment è stato introdotto con la Legge Finanziaria 2015 (art. 1 commi 629-633 L. 190/2017), ed inserito nel DPR 633/1972 all’art. 17-ter, come misura di contrasto dell’evasione dell’IVA. Successivamente è stato regolato dal DM del 23.01.2015 ed ha ricevuto l’autorizzazione dal Consiglio UE (con decisione n. 2017/784 del 25.04.2017) per la sua applicazione fino al 30.06.2020.

Il D.l. 50/2017 (convertito in L. 96/2017) ha modificato la disciplina dello split payment estendendo il meccanismo ai lavoratori autonomi, ed ampliando i soggetti destinatari, a partire dalle operazioni per le quali è emessa fattura dal 1° luglio 2017.

 

SPLIT PAYMENT, LE NUOVE REGOLE IN VIGORE
 

 

AMBITO OGGETTIVO

 

 

Sono soggetti a split payment tutti gli acquisti di beni o servizi effettuati nel territorio dello Stato dalle pubbliche amministrazioni, effettuati sia in ambito istituzionale che commerciale.

Nella circolare 1/E/2015 l’Agenzia delle Entrate aveva chiarito che lo split payment si applica alle operazioni documentate da fattura, mentre sono escluse le operazioni certificate con documenti diversi (es. ricevuta, scontrino). L’Agenzia delle Entrate, nella circolare 15/E/2015 ha precisato che l’esclusione rileva anche quando, successivamente alla certificazione con le suddette modalità semplificate, sia emessa comunque una fattura “funzionale alla sola documentazione del costo e dell’IVA assolta dal cliente in relazione al bene o servizio acquistato”. Diversamente, l’operazione va ricondotta nello split payment quando la fattura sia emessa, su richiesta del cliente, in luogo dello scontrino o della ricevuta fiscale.

Sono escluse, inoltre, dall’applicazione dello split payment:

¨   le operazioni per le quali la pubblica amministrazione è debitore d’imposta, ossia le operazioni soggette a reverse charge. L’Agenzia nella Circolare 15/E/2015 rammenta che rientrano in tale ambito:

ü   gli acquisti  intra-UE di beni o servizi;

ü   le operazioni interne, “in cui la traslazione dell’onere dell’assolvimento dell’imposta è connessa a motivi di contrasto alle frodi”.

Si tratta a titolo esemplificativo degli acquisti:

o   effettuati nell’esercizio d’impresa, soggetti al reverse charge (beni o servizi acquisiti da fornitori non stabiliti nel territorio dello Stato, prestazioni di subappalto nel settore edile, servizi di pulizia, installazione impianti/ completamento relativi a edifici, ecc.);

o   effettuati nell’esercizio di impresa, di rottami di ferro, ai quali si applica il meccanismo dell’inversione contabile (art. 74, DPR 633/72);

o   intra-Ue di beni effettuati, oltre la soglia di €.10.000 annui, dall’amministrazione che non sia soggetto passivo IVA ma che sia identificata in Italia agli effetti della stessa imposta.

Nelle ipotesi in cui l’operazione di acquisto rientri in una delle fattispecie riconducibili nell’ambito del cd reverse charge, non si applica la scissione dei pagamenti.

Nel caso in cui il bene o servizio sia destinato in parte all’attività commerciale e in parte a quella istituzionale non commerciale, lo split payment si applica parzialmente, solo sulla parte istituzionale per la cui attività l’amministrazione acquirente non riveste quindi la qualifica di soggetto passivo IVA. La pubblica amministrazione dovrà comunicare al fornitore la quota parte dell’acquisto destinata all’attività commerciale – cui si applica il reverse charge – e quella destinata all’attività istituzionale cui si applica lo split payment;

¨   le operazioni soggette a regimi speciali IVA che dispongono l’assolvimento dell’Iva secondo “regole proprie” o in cui vi è un particolare meccanismo forfetario di determinazione della detrazione spettante (Regimi monofase art. 74 DPR 633/72, regime del margine art 36 D.l. 41/1995, regime delle agenzie di viaggio art. 74-ter DPR 633/72 ecc , regime speciale dell’agricoltura art. 34 e 34-bis DPR 633/72, regime forfetario L. 398/91…);

¨          le operazioni per le quali la pubblica amministrazione non effettua alcun pagamento diretto del corrispettivo al proprio fornitore. Trattasi delle operazioni rese alla PA (es: servizi di riscossione delle entrate e altri proventi) in relazione alle quali, il fornitore ha già nella propria disponibilità il corrispettivo spettante in quanto “trattiene lo stesso riversando alla PA committente un importo netto in forza di una disciplina speciale contenuta in una norma primaria o secondaria”.

SOGGETTI DESTINATARI DELLO SPLIT PAYMENT In base alla nuova formulazione dell’art. 17-ter del DPR 633/72, lo split payment si applica alle cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nei confronti delle pubbliche amministrazioni, definite dall’art. 1 comma 2 L. 196/2009, come:

¨   l’insieme degli enti e delle società indicate nell’elenco che l’Istat pubblica ogni anno entro il 30 settembre;

¨   le Autorità indipendenti;

¨   le amministrazioni di cui all’art. 1 comma 2 del D.lgs. 165/2001.

Con il D.l. 50/2017, inoltre, il meccanismo dello split payment è stato esteso anche:

¨   alle società controllate direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri (n. 1 e 2 comma 1 dell’art. 2359 del codice civile);

¨   alle società controllate direttamente dalle Regioni, Province, Città metropolitane, Comuni e Unioni di comuni (n. 1 comma 1 dell’art. 2359 del codice civile);

¨   alle società controllate direttamente o indirettamente dalle predette società (n. 1 comma 1 dell’art. 2359 del codice civile).

Si ricorda che l’art. 2359 del codice civile considera società controllata la società:

ü  in  cui  un’altra  società dispone della maggioranza dei  voti esercitabili nell’assemblea ordinaria (n.1);

ü  in  cui  un’altra società dispone di voti sufficienti per esercitare un’influenza dominante nell’assemblea ordinaria (n.2);

¨   alle società quotate inserite nell’indice FTSE MIB della Borsa Italiana (comma 1-bis art. 17-ter DPR 633/72). Con un successivo decreto del MEF potrà essere individuato un indice alternativo di riferimento per il mercato azionario.

Il decreto MEF del 27.6.2017 (modificativo del precedente decreto MEF del 23.01.2015) ha stabilito che:

¨    ai fini dell’individuazione delle pubbliche amministrazioni:

ü  in sede di prima applicazione, per le operazioni per le quali è stata emessa fattura dal 1° luglio 2017 fino al 31.12.2017, le nuove disposizioni si applicano alle Pubbliche Amministrazioni inserite nel Conto Economico consolidato, individuate dall’ISTAT nell’elenco pubblicato nella G.U. 229 del 30.09.2016;

ü  per le operazioni emesse a partire dal 1° gennaio 2018, le nuove disposizioni si applicano alle Pubbliche Amministrazioni individuate dall’ISTAT nell’elenco pubblicato nella G.U. entro il 30.09 dell’anno precedente;

¨   ai fini dell’individuazione delle società:

ü  in sede di prima applicazione, per le operazioni per le quali è stata emessa fattura dal 1° luglio 2017 fino al 31.12.2017, le nuove disposizioni si applicano alle società controllate/incluse nell’indice FTSE MIB, che risultano tali al 24.04.2017;

ü  per le operazioni emesse a partire dal 1° gennaio 2018, le nuove disposizioni si applicano alle società controllate/incluse nell’indice FTSE MIB, che risultano tali alla data del 30.09 dell’anno precedente.

 

Il dipartimento delle Finanze ha reso disponibile sul suo sito internet gli elenchi delle Pubbliche amministrazioni e delle società interessate all’applicazione dello split payment.

 

I cedenti/prestatori possono chiedere ai cessionari/committenti un documento che attesti la loro riconducibilità a soggetti per i quali si applicano le disposizioni dello split payment. Una volta in possesso di tale attestazione, i cedenti/prestatori sono tenuti all’applicazione dello split payment[1].

NUOVI SOGGETTI OBBLIGATI ALL’APPLICAZIONE DELLO SPLIT PAYMENT Il D.l. 50/2017 ha abrogato il comma 2 dell’art. 17-ter del DPR 633/72, con la conseguenza che lo split payment diventa applicabile anche a tutti i soggetti che emettono fattura con assoggettamento a ritenuta. Si tratta dei lavoratori autonomi esercenti arti e professioni, ma anche coloro che effettuano prestazioni di agenzia e intermediazione, o cessioni di brevetti, e tutte le altre casistiche per le quali è previsto l’obbligo, a carico del committente, di operare una ritenuta a titolo d’imposta.

Tali soggetti, quindi, riceveranno dai loro clienti il compenso al netto dell’Iva oltre che della ritenuta d’acconto.

VERSAMENTO DIRETTO DELL’IVA ANCHE PER GLI ACQUISTI COMMERCIALI  I fornitori che emettono la fattura nei confronti dei clienti assoggettati a split payment devono indicare espressamente nella fattura la dicitura “scissione dei pagamenti, ai sensi dell’art. 17-ter del DPR 633/72”.

In relazione a questo tipo di fattura il fornitore non dovrà versare l’IVA, in quanto tale onere spetta al cliente. Il fornitore, tuttavia, resta nei confronti dell’erario debitore d’imposta, e dovrà pertanto annotare le fatture emesse nel registro vendite/corrispettivi, in modo distinto rispetto alle altre fatture. Tale ammontare, infatti, non concorre alla liquidazione del periodo.

Contabilmente si dovrà tenere conto del fatto che l’ente pubblico (cliente) non dovrà corrispondere l’Iva al fornitore, pertanto si genererà un credito verso la P.A. pari al solo importo dell’imponibile. L’imposta addebitata in fattura, regolarmente registrata in contabilità dal fornitore, dovrà essere stornata dal totale del credito acceso verso l’ente pubblico.

Il DM 23.01.2015 aveva previsto due metodi per il versamento dell’IVA a carico del cliente, a seconda che gli acquisti fossero effettuati nell’esercizio dell’attività commerciale o di quella istituzionale.

Nel caso di acquisti effettuati nell’ambito dell’attività istituzionale, l’ente pubblico versa l’IVA entro il 16 del mese successivo a quello in cui la stessa è divenuta esigibile, utilizzando un apposito codice tributo (senza possibilità di compensazione). In ogni caso l’Ente pubblico può effettuare entro il suddetto termine distinti versamenti per l’IVA dovuta:

¨        in ciascun giorno del mese con riferimento al complesso delle fatture per le quali l’IVA è divenuta esigibile in tale giorno;

¨        relativamente a ciascuna fattura la cui IVA è divenuta esigibile.

Invece gli Enti pubblici, dotati di partita IVA, che effettuano gli acquisti nell’esercizio dell’attività commerciale, annotano le fatture:

¨        nel registro degli acquisti al fine di esercitare il diritto alla detrazione dell’imposta;

¨        nei registri delle fatture emesse o dei corrispettivi entro il 15 del mese successivo a quello in cui l’imposta è divenuta esigibile, con riferimento al mese precedente, in modo tale che l’imposta dovuta partecipi alla liquidazione periodica del mese / trimestre.

L’Ente pubblico poi è tenuto a versare, come di consueto, l’eventuale saldo a debito con gli ordinari codici tributo tramite il mod. F24 / F24EP.

Con il DM 27.06.2017 (che ha aggiunto all’art. 5 del DM 2015 il comma 01) è stato previsto che anche per gli acquisti a destinazione commerciale, sia possibile versare direttamente all’Erario l’Iva trattenuta ai fornitori, entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui l’Iva è divenuta esigibile, senza possibilità di compensazione. In alternativa, per tali acquisti, resta la possibilità (in vigore anche prima, ma prevista come obbligo) di far partecipare l’Iva alla liquidazione periodica del mese/trimestre, previa annotazione delle fatture.

Le nuove disposizioni si applicano alle operazioni per le quali è emessa fattura a partire dal 1° luglio 2017.

Per consentire l’adeguamento dei processi e dei sistemi informativi, il legislatore prevede un periodo transitorio in cui:

¨         le pubbliche amministrazioni che applicano lo split payment, possono accantonare le somme relative all’Iva da versare, ed effettuare il pagamento cumulativo entro il 16.11.2017;

¨       le società possono annotare le fatture per le quali l’esigibilità si verifica dal 1° luglio 2017 al 30.11.2017, ed effettuare il versamento dell’Iva, entro il 18.12.2017.

Per l’anno 2017, le pubbliche amministrazioni e le società che effettuano acquisti nell’esercizio di attività commerciali, effettuano il versamento dell’acconto Iva tenendo conto, in caso di applicazione del metodo storico, dell’imposta relativa alle operazioni soggette a split payment divenuta esigibile nel mese di novembre 2017 ovvero, in caso di liquidazione trimestrale, nel terzo trimestre del 2017.

ESIGIBILITÀ AL MOMENTO DELLA REGISTRAZIONE DELLA FATTURA Per quanto riguarda l’individuazione dell’esigibilità dell’imposta si ricorda che in generale essa coincide con il momento del pagamento del corrispettivo, con la possibilità di essere anticipata al momento della ricezione della fattura.

Essendo poi obbligatoria (per le P.A.) la fattura elettronica, il momento di ricevimento delle fatture è individuato con il rilascio da parte del Sistema di Interscambio (SDI) della ricevuta di consegna.

Con le modifiche apportate dal D.l. 50/2017 tale principio viene esteso anche alle società, considerando l’estensione della platea dei destinatari dello split payment.

Inoltre, oltre alla possibilità di anticipare l’esigibilità del tributo al momento della ricezione della fattura, viene introdotta la possibilità di anticiparla, in alternativa, al momento della registrazione della fattura.

[1] Comma 1-quater art. 17-ter D.p.R. 633/72.